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La Valle del Freddo è stata per lungo tempo una terra permeata di sinistri
presagi; le popolazioni di Endine, Solto Collina e Sovere la ricordano ancora
con l'antico nome di Valle del Diavolo.
 Secondo una antica leggenda, infatti, un giorno il Diavolo decise di sfidare
Dio invitandolo sulla cima del Monte Clemo, da dove la vista poteva spaziare sulla
Valle Camonica e lungo tutta la catena dell'Adamello, sulla Valle Borlezza fino
al massiccio della Presolana, sulla Valle Cavallina fino a tutto il bacino del
Lago di Endine e sul Lago d'Iseo e Monte Isola, fino quasi alle colline della
Franciacorta.
La posta in gioco era il dominio sulle anime che popolavano le quattro vallate
sottostanti. La sfida consisteva nel lanciare il più lontano possibile uno di
quei massi rossastri, arrotondati e grossi, che si trovano sparsi sui pascoli
del Monte Clemo.
 Satana, lo sfidante, lanciò per primo la sua pietra che cadde non molto
lontano, su un colle della località Pratilunghi, proprio dinanzi alla Valle del
Freddo, rompendosi in quattro.
Fu allora il turno di Dio. Egli lanciò il suo enorme masso che giunse addirittura
al di là della valle, sui prati di Possimo.
 Il Demonio vedendosi sconfitto, per la collera, battè con tale forza il tallone
sulla roccia che la montagna con un rombo assordante si frantumò, inghiottendolo
fin nelle viscere dell'inferno. E dalle profondità nelle quali era sprofondato,
il Diavolo iniziò ad alitare un vento gelido, una sorta di respiro malefico, che
ancor oggi si può sentire.
In realtà le grosse pietre presenti nella riserva sono i massi erratici depositati
dal ghiacciaio in ritiro. Si tratta di rocce di Verrucano lombardo provenienti
dalla Valle Canonica, diverse da tutte le pietre calcaree circostanti.
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Oltre alle bocche che emanano aria gelida, poi, esiste anche una enorme spaccatura
che separa il Monte Clemo dal Monte Nà, il Canale dei Cani, una faglia di scorrimento
tra la dolomia norica e la dolomia principale.
Anche riguardo a questa formazione geologica esiste una leggenda, famosa nella
zona di Sovere: la leggenda del Mat Bunadöl alla quale è legato il nome della
faglia chiamata Valle dei Cani.
La leggenda narra che un cacciatore della cascina Bunadöla, il Mat Bunadöl,
perdeva regolarmente Messa per andare a caccia con i suoi cani. Né la moglie,
né il parroco riuscirono a distoglierlo da questa abitudine. Quando morì venne
sepolto nel cimitero di Esmate, ma la sua cassa non voleva saperne dei restare
sotto terra e ogni due o tre giorni, al suono delle campane, affiorava dal terreno.
Allora fu deciso di seppellirlo in un luogo recondito, dove non si sentissero
le campane e per questo fu scelta l'isolata e silenziosa Valle del Freddo. Qui,
una dolina piuttosto profonda si chiama "buda del Mat Bunadöl".
Nelle notti di luna piena, però, si udivano anche là i suoi cani abbaiare
e da allora in poi la faglia situata a lato del monte Clemo, a est della Valle
del Freddo, venne chiamata Valle dei Cani.
Tutti i disegni di questa pagina sono di Sara Forlenza.
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