Documento di Italia Nostra e WWF in merito ad alcuni aspetti
del nuovo PGT e a due grandi progetti che cambieranno il volto di Bergamo
Bergamo,
10 luglio 2008
Prot.
N. 10429/PGT
Ai Progettisti del
Piano di Governo del
Territorio
Arch. Giorgio Cavagnis (Coordinatore)
Arch. Gianluca Della Mea
Arch. Marina Zambianchi
Comune di Bergamo
Direzione Territorio e Ambiente
Ufficio Piano di Governo del
Territorio
e,
p.c.:Al Sindaco di Bergamo
Roberto Bruni
Al Vice Sindaco, Assessore al
Commercio e attività economiche, Partecipazione e decentramento
Ebe Sorti Ravasio
All’Assessore all’Ecologia,
Ambiente, Verde pubblico
Fausto Amorino
All’ Assessore alle Politiche sociali,
Servizi alla persona, Migrazioni
Elena Carnevali
All’Assessore alle Pari opportunità,
Tempi e orari della città,
Politiche della mobilità
Maddalena Cattaneo
All’Assessore ai Lavori pubblici,
Infrastrutture e manutenzioni
Carlo Fornoni
All’Assessore alla
Cultura, Spettacolo, Turismo
Enrico Fusi
All’Assessore al
Personale, Organizzazione, Controllo di gestione, Sistemi informativi, Servizi
demografici, Servizi cimiteriali
Sergio Piffari
All’Assessore alla
Grande Bergamo, Urbanistica, Sviluppo economico e territoriale
Valter Grossi
All’ Assessore al
Bilancio, Società partecipate, Sicurezza, vivibilità e protezione civile,
Trasparenza e comunicazione
Dario Guerini
All’ Assessore all'Edlizia Privata, Politiche della Casa,
Patrimoni
Francesco Macario
All’Assessore
all’Istruzione, Università, Servizi all’infanzia ed educativi
Silvana Nespoli
All’Assessore allo
Sport, Tempo libero, Politiche giovanili
Fabio Rustico
del Comune di Bergamo
Al Presidente della
Circoscrizione 1
Piero Piccinelli
Al
Presidente della Circoscrizione 2
Giuseppe Crespi
Al
Presidente della Circoscrizione 3
Mariangela Acerboni
Al Presidente della Circoscrizione 4
Alessio Saltarelli
Al
Presidente della Circoscrizione 5
Sebastiano Soddu
Al
Presidente della Circoscrizione 6
Degna Milesi
Al
Presidente della Circoscrizione 7
Francesco Benigni
Al
Presidente di Porta Sud S.p.A.
Claudio Bonfanti
Al Direttore Generale della Azienda
Ospedaliera
“Ospedali Riuniti di Bergamo”
Carlo Bonometti
Al Presidente della Provincia di
Bergamo
Valerio Bettoni
All’Assessore alla Pianificazione
Territoriale e
Grandi Infrastrutture
Felice Sonzogni
All’Assessore all’Urbanistica
Guido Fornoni
della Provincia di Bergamo
Settore Pianificazione Territoriale
e Urbanistica
INDICE
0. introduzione
1. gli
ambiti strategici
2. standard,
servizi e nuove qualità
3. il
sistema del verde
4. il
masterplan di Porta Sud
5. il
PII “Largo Barozzi”
0 introduzione
Bergamo città d’arte: questa è l’immagine della nostra città
che ci ha accompagnati dal dopoguerra a oggi. Una città soddisfatta della sua
media dimensione, fiera della bellezza del suo centro storico e dei borghi,
consapevole dell’alto pregio paesaggistico dei colli che la circondano, così
determinata nella volontà di tutela del privilegio della propria bellezza da
imporre - tra le prime in Italia - rigide regole per gli interventi edilizi,
per la circolazione e la sosta degli automezzi nella città vecchia, da
garantire la salvaguardia delle colline che abbracciano la città attraverso
l’istituzione del Consorzio del Parco dei Colli. Decisioni maturate in
un’atmosfera di grande vivacità culturale espressa nell’attività di
innumerevoli associazioni culturali, dei molti musei presenti in città che
raccontano di una lunga storia di collezionismo e passione, di una biblioteca
storica di grande valore, di istituzioni musicali più che centenarie che nel
tempo hanno formato talenti come Legrenzi, Locatelli, Donizetti, Piatti,
Manzoni, Gervasoni. Bergamo aveva - e in piccola parte ancora conserva - anche
una pianura molto produttiva, di grande pregio paesaggistico e ricca di
testimonianze storiche.
Insomma avevamo l’immagine di una città un po’ speciale,
sostanzialmente capace di coniugare con discrezione la conservazione della
propria ricchezza fatta di paesaggio, storia e cultura, con le esigenze di una
vivace e diffusa imprenditoria.
La bozza di Piano di Governo del Territorio che ci viene
presentata in questi mesi prospetta l’immagine di una città del tutto diversa:
una città “metropolitana e moderna”, come si presume debba essere una città al
passo con i tempi. I cittadini di Bergamo sono chiamati dunque a condividere e
avallare una svolta radicale di prospettiva che intende porre la loro città in
un contesto “metropolitano”, direttamente “in rete” con Brescia, Milano, Torino
e l’Europa, grazie soprattutto alla presenza di un aeroporto in costante
sviluppo.
Ma la sostanziale carenza di analisi strategiche che
travalichino la dimensione urbana - e che indichino come l’insieme della città
di Bergamo, Porta Sud, i nodi ferroviario ed autostradale e l’aeroporto di Orio
al Serio si relazionino e si collochino nell’area lombarda - ci sembra foriera
di un PGT in cui possa facilmente prendere il sopravvento l’urgenza
dell’imprenditoria edilizia e dove la nuova edificazione possa trovare ampio
spazio per competere, e non più dialogare, con il patrimonio architettonico e
paesaggistico preesistente. Preoccupazione supportata del resto dalla
realizzazione a breve (molti progetti, ricorrendo agli strumenti dei PII e
degli Accordi di Programma, sono in fase di approvazione o realizzazione ancor
prima dell’adozione del PGT) di un cospicuo numero di nuovi insediamenti
residenziali e commerciali, localizzati prevalentemente - ma non solo - in aree
dismesse, e caratterizzati da una insolita densità e altezza. Anche il concetto
di modernità prospettato nella bozza del PGT sembra ricalcare modelli ormai non
più al passo con i problemi della nostre collettività e che a nostro avviso
contrastano con l’ormai diffusa richiesta di sobrietà e semplicità del vivere
e
con gli indirizzi europei che indicano come direttrice fondamentale il non
consumo di suolo, l’incremento degli spazi liberi, il recupero e la
valorizzazione del verde coltivato in area urbana e periurbana come patrimonio
collettivo.
In questo panorama riteniamo compito di associazioni come Italia Nostra e WWF
- che
da anni si adoperano per la tutela del patrimonio artistico, monumentale,
ambientale e paesaggistico del nostro territorio - contribuire alla definizione
dell’assetto futuro di Bergamo proponendo per il PGT chiari e irrinunciabili principi
che garantiscano uno sviluppo equilibrato tra nuove trasformazioni e tutela, in
primo luogo della qualità di vita del cittadino. A tal fine sono state prese in
considerazione e analizzate tematiche e ambiti di trasformazione (anche quelli
- purtroppo - non compresi nel Piano) a nostro avviso particolarmente
significative per la loro importanza strategica e per le criticità che
esprimono.
1 gli ambiti strategici
(A.S.)
Si riconosce allo strumento dell’ A.S. un ruolo innovativo e
positivo nella pianificazione di Bergamo.
In particolare si riconosce all’A.S. la capacità di
ricondurre il processo della trasformazione urbana entro un quadro di coerenze
di scala superiore, evitando che esso diventi un coacervo di scelte puntiformi
e frammentarie legate ai progetti speciali.
L’individuazione degli A.S. coincide con l’ossatura
portante delle strategie pubbliche di intervento sulla città, incarna e
sostanzia l’interesse collettivo delle scelte urbanistiche, le priorità,
gli strumenti e le modalità con cui conseguirle.
All’interno degli A.S. (non fuori di essi, non prima e
non in contrasto con essi) trovano posto e possibilità di sviluppo le
proposte di iniziativa privata che contribuiscono con la loro forma, entità,
modalità a concretizzare il progetto di città pubblica degli A.S.
L’individuazione dell’interesse collettivo all’interno degli
A.S. si basa principalmente sul progetto integrato e correlato dei seguenti
elementi:
- Forma
– articolazione – uso dello spazio aperto connettivo (strade, piazze,
percorsi, luoghi di sosta, arredi...);
- Forma
– articolazione – uso dello spazio aperto verde (giardini e
attrezzature, parchi tematici a scala diversa…);
- Forma
– articolazione – uso dei servizi pubblici o di uso pubblico esistenti e
di nuova formazione;
-Forma
– articolazione del sistema della mobilità e dell’accessibilità delle varie
funzioni con priorità irrinunciabile per scelte che favoriscano la mobilità
ciclo pedonale e la mobilità su trasporto pubblico.
undici proposte operative relative agli AMBITI STRATEGICI
1) L’A.S. ha carattere prioritario e fondativo nel processo di
trasformazione della città, nell’individuazione delle priorità e delle scelte.
2) L’A.S. definisce in modo chiaro e misurabile i criteri della forma –
articolazione – uso – modalità di intervento relativi allo spazio aperto connettivo, agli
spazi verdi, al sistema dei servizi e a quello della mobilità.
3) La definizione/progettazione degli A.S. ha carattere prioritario e
programmatorio:
nessun progetto speciale (PII, AdP) può essere approvato in assenza di A.S. o
in contrasto con esso.
4) L’Amministrazione
Comunale all’interno degli A.S. gestisce la progettazione degli spazi aperti
connettivi, degli spazi verdi e dei servizi dotandosi degli strumenti e delle
professionalità più idonei per conseguire i migliori risultati nell’interesse
collettivo.
5) Il
POP, cioè la programmazione biennale delle opere pubbliche, finalizzerà gli
investimenti pubblici alla realizzazione di parte delle opere previste
all’interno degli A.S.: l’altra parte verrà realizzata gradualmente e sulla
base delle priorità individuate, finalizzando ad essa gli oneri e gli standard
qualitativi dei progetti speciali di iniziativa privata, ferma restando la
progettazione pubblica degli spazi citati al punto 2.
6) Tutte le aree individuate nel Piano di Zona approvato
dall’Amministrazione Comunale per la costruzione di nuovi insediamenti di
Edilizia residenziale pubblica saranno classificate A.S. e poste al centro della massima
attenzione per quanto riguarda il progetto dello spazio pubblico e della
dotazione di servizi collettivi finalizzati alla creazione di multifunzionalità
e ricchezza del tessuto urbano, con l’obiettivo di evitare condizioni
ghettizzate e di concentrata criticità sociale.
7) Per
la progettazione degli spazi di cui al punto 2 l’Amministrazione farà ricorso
a
strumenti che privilegino la qualità progettuale escludendo la logica del “massimo
ribasso” che attualmente domina
gli appalti delle opere pubbliche: su temi particolarmente significativi e su
progetti
“pilota” dal carattere emblematico l’amministrazione farà ricorso allo
strumento del concorso pubblico di progettazione. Nella progettazione dello
spazio pubblico verranno favoriti sistemi di progettazione partecipata.
8) Almeno
un concorso annuale verrà bandito con possibilità di partecipazione e giudizio
esclusivamente riservata alle donne, in modo tale da favorire e sollecitare
l’espressione di una cultura femminile in materia di progetto della città
pubblica, promuovendo criteri di “cura”, “attenzione alla persona”,
ospitalità e “bellezza”.
9) Verrà
fortemente implementato dì risorse e professionalità l’ufficio del verde
urbano al quale dovrà essere riconosciuto un ruolo centrale nella qualità dello
spazio della città: l’ufficio promuoverà progetti di qualità del verde
pubblici valutandone i costi di realizzazione e gestione che poi verranno
assorbiti via via in parte dal POP e in parte dagli investitori privati che,
nell’ambito degli A.S., interverranno per la realizzazione dei progetti
speciali.
10) Verrà creato e dotato di idonee
risorse e professionalità un ufficio preposto al coordinamento delle
politiche agroambientali, con l’obiettivo di favorire e sviluppare la
presenza delle attività agricole nelle aree verdi di cintura e con il compito
prioritario di gestire e promuovere i progetti per l’ottenimento dei numerosi
fondi comunitari a tale scopo banditi.
11) La cintura verde periurbana verrà inserita
all’elenco degli A.S. già individuati nella
fase preliminare del PGT; il progetto fisico e gestionale della cintura verde
sarà compito del PGT stesso e parte integrante degli elaborati prescrittivi sia
del piano delle regole che del piano dei servizi: ugualmente farà parte del PGT
e dei suoi elaborati il progetto delle stanze verdi individuate, delle
modalità di realizzazione e gestione, della perimetrazione esatta.
la città “brutta” e la città sperequata
La città che sta crescendo attraverso i progetti speciali -
PII, AdP - rischia di essere una città “brutta” non tanto e non solo per la
scarsa qualità dei progetti architettonici che cominciamo a verificare nelle
realizzazioni in corso, quanto perché sempre più corriamo il rischio che la
trasformazione della città sia affidata a un’oligarchia economica che detta
le sue leggi a un sistema decisionale e di controllo pubblico incapace di
giocare all’attacco e di esprimere un ruolo di guida e di impostazione
piuttosto che di rincorsa affannosa e di rammendo di scelte che vengono
confezionate sulla spinta di visioni parziali e meramente economiche.
Costruire dentro la città, magari recuperando aree dismesse,
costa molto: i prezzi delle operazioni immobiliari stabiliti dalle logiche di
mercato escludono sempre più cittadini dalla possibilità di abitare in città.
Questo meccanismo continua a peggiorare la situazione perché
aumenta la densità urbana, ma aumenta anche lo sprawl degli esclusi verso
situazioni di periferie sempre più estese dove i costi si ridimensionano.
Manca quasi totalmente una politica adeguata in grado di
mettere sul mercato situazioni abitative a costi calmierati (terza offerta)
in grado di attirare fasce di popolazione “pregiate” per la vitalità di un
contesto urbano (giovani professionisti, giovani coppie, lavoratori interinali,
studenti e studiosi…).
La città vive un processo di perversa gentrification, la conquista dello spazio da parte di categorie
alto-locate, con gusti globalizzati, spesso estranee a una cultura di
appartenenza profonda al luogo: il risultato è visibile nei tessuti urbani
omologati, negli stilemi, uguali ovunque, del nuovo “international style” di
vetro e acciaio.
La città si divide in due: la città delle grandi trasformazioni (progetti
di grande scala, grandi operatori immobiliari) e la città delle
regole dentro la quale tutto viene bloccato e ridotto nelle sue possibilità
trasformative. Nella città della trasformazione si regalano incentivi e metri
cubi; in quella delle regole si riducono gli indici per far apparentemente
quadrare i conti a fronte del crescente dissenso dei cittadini organizzati in
comitati di autodifesa.
Dietro politiche di perequazione che coprono la sempre più
marcata impossibilità dei Comuni di disporre di mezzi finanziari adeguati si
cela una città profondamente sperequata in cui cresce il divario tra i pochi
che “aumentano” le loro possibilità e i molti che invece le “diminuiscono”.
L’oligarchia conquista spazi e alza i prezzi del mercato
immobiliare, diventando il riferimento contrattuale di chi governa la città:
dalle operazioni immobiliari dipendono in modo direttamente proporzionale la
quantità di verde e servizi, nonché molte delle attività della gestione
corrente dei Comuni che usano gli incassi derivanti dalle operazioni
immobiliari per la gestione ordinaria delle proprie attività.
la città dell’iperconsumo: l’obesita’ come
male sociale
C’è una maglia sempre più fitta di supermercati che copre il
territorio della nostra città da quando la legge ha liberalizzato le strutture
di vendita fino ai 2500
metri quadri.
Spesso le strutture di vendita sono quelle che
“garantiscono” all’operatore immobiliare la riuscita economica dell’intervento,
tant’è che nei PII in corso difficilmente manca la presenza di un supermercato.
In sé i supermercati non sono un male: tutt’altro,
perché rappresentano un servizio alla nuova residenzialità portata dai nuovi
progetti. La diffusione delle strutture di vendita entro la città (e non solo,
come avveniva in precedenza, nella fascia extraurbana) porta quasi a concepire
il supermercato come servizio di quartiere raggiungibile dai suoi utenti nel
raggio di brevi spostamenti (senza auto) e quindi in grado di rispondere alle
esigenze di consumo riducendo i problemi di congestione e inquinamento da
traffico.
Tra gli aspetti più fortemente negativi della rete sempre
più fitta di supermercati alimentari c’è senza dubbio quello di un’esasperazione
del modello di iperconsumo alimentare con la sua altra faccia inquietante
che è quella dell’iperspreco.
Si è calcolato che a scala nazionale i supermercati buttano
via un milione e mezzo di tonnellate di cibo ancora perfettamente commestibile,
vale a dire quanto servirebbe a sfamare due milioni di famiglie per lo stesso
periodo. E ciò a fronte del fatto che esiste una quota consistente della
popolazione urbana sotto o al limite della soglia di povertà e il cui potere
d’acquisto è inadeguato per garantire un livello di alimentazione sufficiente.
tre proposte per il PGT di una
Bergamo piu’ equa
1) Sovrapporre la rete dei supermercati alimentari a quella delle nuove
povertà ubane: garantire la raccolta della merce commestibile e non
commerciabile e la ri-distribuzione gratuita alle fasce di popolazione
bisognosa. Ciò
avviene già in alcune città ad opera di associazioni benemerite che a costi
molto bassi, raccolgono gli “scarti” commestibili dei supermercati e li
“smaltiscono” in tempo reale presso le strutture di accoglienza che li
ridistribuiscono in forma di pasti ai poveri.
La diffusione a scala di quartiere
dei supermercati alimentari potrebbe coincidere con la diffusione a scala di
quartiere di microstrutture di accoglienza e distribuzione gratuita di pasti,
con costi tendenti allo 0 per i trasporti, per l’inquinamento e la congestione.
Le microstrutture di distribuzione
gratuita di merci e pasti potrebbero trovare spazio nello stesso ambito del
supermercato, con orari differenziati, considerate come “standard qualitativo”
durante l’approvazione dei progetti.
Sarebbe un modo efficace ed
efficiente, a costi bassi e rendita sociale alta, in favore della sostenibilità
delle scelte di politica urbana, di un effettivo mix funzionale e sociale.
Sarebbe altresì un’operazione di
marketing intelligente ed evoluto da parte dei supermercati che sempre più spesso
incontrano, al loro insediarsi, proteste diffuse da parte degli abitanti.
2) Creare una rete di luoghi dove
promuovere ed incentivare la vendita di prodotti “a chilometraggio zero”, coltivati ed allevati nei
territori agricoli della bergamasca. Contemporaneamente, tutela dell’identità
dei paesaggi locali e
riduzione degli sprechi globali.
3) Aumentare
fortemente la “terza offerta” di
case in affitto a costi calmierati: incentivare fortemente il ruolo della Pubblica
Amministrazione come Agenzia della casa con ruolo di operatore e di controllo
nelle politiche abitative.
la rete dell’iperconsumo incontra
la rete delle nuove poverta’
l’A.S. di via San Bernardino
Si propone di classificare il tessuto urbano imperniato
lungo Via San Bernardino come Ambito Strategico.
La parte di città compresa intorno al tratto di Via San
Bernardino, tra la ferrovia e la circonvallazione di Colognola, fino all’area
della Malpensata, con gli insediamenti di case popolari e le strutture di
accoglienza del dormitorio e del Patronato, è tra quelle più fortemente oggetto
di trasformazione legata a progetti speciali già approvati o in corso
d’approvazione. Tali progetti aumenteranno fortemente il carico urbanistico di
questa zona ridefinendo radicalmente il sistema di flussi e rapporti tra
funzioni esistenti e consolidate e nuove funzioni. I supermercati, già
esistenti e in previsione nei nuovi PII, saranno numerosi: il loro aspetto,
visibile nei due già realizzati nel complesso ex-Magrini e in quello de “La
Porta del Parco”, appare particolarmente aggressivo e va quasi ad invadere la
strada. Nuovi
supermercati sono previsti nel PII Molini Moretti e in quello, tanto criticato,
di Via Autostrada.
Appare indispensabile uno strumento di progettazione a scala
superiore - A.S. - che tenti, seppure a posteriori, di ricondurre le scelte già
fatte e in corso a un sistema unitario e coerente di relazioni urbane, evitando
squilibri e lacerazioni.
2
standard, servizi e nuove qualità -
il problema dell’equità nella città delle
nuove regole
La città che il Pgt sta prefigurando distingue nettamente
due parti, tracciando confini, nuovi equilibri e una nuova distribuzione dei
valori economici.
Da una parte ci sono le aree della trasformazione, in
cui vengono concentrate consistenti operazioni immobiliari legate ad ingenti
volumetrie: dall’altra c’è la città delle regole, nella quale gli interventi
vengono normati con l’obiettivo di consolidare e recuperare l’esistente.
Nella “città della trasformazione” le volumetrie stabilite
dai progetti norma del Piano Secchi-Gandolfi vengono accolte come diritti
acquisiti e sommate a quelle di nuova introduzione derivanti dalle richieste di
operazioni trasformative che via via si stanno accumulando, a cura prevalentemente
di operatori privati; nella “città delle regole”, invece, i parametri
edificatori fissati nel Piano Secchi-Gandolfi vengono ridotti e diminuiti,
non sono considerati diritti acquisiti.
La differenza di trattamento si basa sull’assunto
fondamentale che la trasformazione si accompagni a un effettivo e
incontestabile interesse pubblico delle operazioni concesse: la legge infatti
basa la “città della trasformazione” sul fatto che gli interventi restituiscano
standards non più e non solo nella “misura” fissata dalle leggi
pre-vigenti, ma in maniera molto più elastica e “contrattata”, introducendo
parametri che non siano più soltanto quantitativi, ma anche largamente
“QUALITATIVI”.
L’interesse pubblico e collettivo non sono optional della
trasformazione: ne
sono i presupposti imprescindibili, senza i quali la trasformazione non è
assentibile anche dal punto di vista giuridico.
Lo standard qualitativo è negli assunti normativi ciò che di
fatto rende possibile la trasformazione; è il prezzo che la collettività riceve in cambio della
concessione a qualcuno, e non a tutti, del plusvalore derivante da interventi
immobiliari.
LO STANDARD QUALITATIVO E’ LA MISURA DELL’INTERESSE
COLLETTIVO CHE MEDIA L’INTERESSE DEGLI OPERATORI PRIVATI E NE RENDE POSSIBILE
L’ AFFERMAZIONE ATTRAVERSO I PROGETTI DI TRASFORMAZIONE: IL PIANO DEI SERVIZI
E’, NEGLI ASSUNTI DI LEGGE, IL CUORE CONCETTUALE E OPERATIVO DEL PGT, PERCHE'
TRADUCE L’ANIMA PUBBLICA DEL GOVERNO DEL TERRITORIO, ORGANIZZA, MISURA E
STRUTTURA LA QUALITA’ DELLA VITA DEI CITTADINI E DETTA LE REGOLE DELLA
TRASFORMAZIONE.
Con queste premesse ci si chiede come sia stato fin qui
possibile attivare i grandi progetti di trasformazione di cui sentiamo
quotidianamente parlare senza alcun riferimento al Piano dei Servizi, cioè allo
strumento che fornisce un inquadramento generale e aggiornato dei bisogni della
città.
E’ perciò evidente che nasce forte un problema di equità
con complessi risvolti giuridici, il cui approfondimento è compito prioritario
del PGT e che fanno capo ai sotto riassunti temi:
Come
si pensa di contornare il concetto assai dilatabile di servizio e
soprattutto la sua sovrapposizione al concetto di “standard qualitativo”,
e cioè: come si pensa di misurare il “prezzo” che i pochi operatori
della trasformazione devono pagare alla collettività in cambio del
plusvalore a loro concesso (e non ad altri) nel momento in cui si
approvano le operazioni di trasformazione?
- Quali
sistemi di pubblicità e trasparenza
degli atti si pensa di attuare per favorire che siano i cittadini
stessi, e cioè i clienti ultimi dei progetti di trasformazione, a
verificare l’equità delle condizioni e del rapporto interesse collettivo/
interesse privato?
- Come
si pensa di controllare
l’attuazione reale delle convenzioni che regolano il rapporto tra
operatore immobiliare e interesse collettivo nel tempo, evitando che ne
vengano, come spesso succede, disapplicate le condizioni alla luce delle
quali era stato accordato il diritto (negato ad altri) della
trasformazione?
3 il sistema del verde
Già nelle premesse abbiamo sottolineato come sia necessario
trovare il giusto equilibrio tra stimoli a una maggiore dinamicità della nostra
città e necessità di risoluzione delle criticità già oggi presenti. Le massicce
trasformazioni previste entro il tessuto urbano sono irripetibili occasioni per
affrontare tali criticità che, se non risolte, rischiano di esasperarsi.
Il progetto di Cintura Verde è uno dei principali strumenti
previsti dal PGT che persegue finalità strategiche di sostenibilità e qualità
urbana.
verde attrezzato – verde fruibile
Nella bozza del PGT di Bergamo si rileva ancora una volta la
difficoltà di rapporto tra gli urbanisti e chi gestisce il territorio e chi il
territorio lo vive. Non ci si ricorda che i confini del territorio rurale non
corrispondono
mai ai limiti definiti da infrastrutture o dall’espansione urbanistica o dai
confini amministrativi comunali, così come non rispettano tali limiti i flussi
sociali. Anche un parco a vocazione agricola è dunque da considerarsi “parco
attrezzato” in quanto erogatore di servizi (ambientali, sociali, ricreativi,
educativi, formativi) alla collettività; e dunque, quando si parla di parco
attrezzato, a nostro avviso non si può e non si deve escluderne a priori la
vocazione agricola.
Il PGT di Bergamo, quando ipotizza il sistema del verde in
prossimità del tessuto urbano, lo immagina “attrezzato”, sostanzialmente con
funzioni ludiche e collocandovi tutti gli edifici a valenza pubblica (sport,
cultura, residenza pubblica, culto, ecc.): funzioni che secondo noi dovrebbero
trovare collocazione nelle nuove aree di trasformazione urbana come standard
qualitativi. Solo con la creazione di effettivo e prevalente tessuto verde,
nelle sue molteplici varietà, il “sistema del verde” potrà dirsi tale e potrà
efficacemente configurarsi come servizio fondamentale al cittadino e alla sua
salute.
Immaginare il sistema del verde urbano e periurbano come un
denso sistema vegetale non esclude affatto la sua fruibilità;
nel contempo non deve essere trascurata la necessità di ricucire e tutelare il
sistema ecologico presente sul territorio sia nelle zone di frangia che in
quelle centrali della città densamente abitata. Anche se caratterizzato da alta
frammentarietà e da poca o nulla fruibilità, esso rappresenta comunque un bene
collettivo da valorizzare (anche come aree di mitigazione degli impatti
conseguenti ai diffusi interventi edificatori privi di qualunque qualità
architettonica) e non genericamente da declassare ad “aree di risulta” e quindi
edificabili.
parco agricolo-ecologico
Il capitolo del documento di scoping (analisi di contesto e
compatibilità ambientale) inerente il Parco Agricolo Ecologico nulla aggiunge
ai capitoli 2.4.5 e 5.4.4 del Documento di Piano, rinunciando ai necessari
ulteriori approfondimenti.
In particolare si rileva l’assenza di un paragrafo dedicato
al rilievo del paleoalveo del torrente Morla nel capitolo geomorfologico,
seppure nel Documento di piano si affermi l’importanza del paleoalveo come “geosito”
e se ne auspichi la valorizzazione (peraltro l’analisi geomorfologica dell’area
è stata fatta da tutti tranne che dal geologo, competente sia per qualifica
professionale che per importanza ambientale dell’area).
Si rileva altresì che quando si affronta il tema delle infrastrutture
si prendono in considerazione solo gli aspetti legati all’impatto visivo; e non
quelli inerenti ai fondamentali corridoi di collegamento che possano consentire
il superamento della frammentarietà causata da tali strutture.
Ulteriori contraddizioni non rilevate dalla VAS sono, in
primo luogo, la previsione di ampliamento del Kilometro Rosso nell’area del
Parco Agricolo Ecologico, che denuncia la volontà reale di proseguire
nell’erosione e limitazione già in corso di quest’area non ancora ben perimetrata
da un PLIS; e, in secondo luogo, la previsione di creare una zona attrezzata
ludico-ricreativa all’interno del Parco Agricolo Ecologico, la cui specificità
dovrebbe essere valorizzata esclusivamente grazie alle funzioni produttive
agricole che vi si svolgono, esse stesse da considerarsi generatrici di verde
attrezzato.
Vale qui la pena di ricordare quanto emerso nel corso degli
incontri promossi anche dalle nostre associazioni nel corso del 2006/2007 in
merito l’importanza degli ambiti agroalimentari in area urbana e periurbana:
L’esperienza del parco
di Obregat di Barcellona ha introdotto il concetto di “verde coltivato in area
urbana” come patrimonio collettivo. Quando il progetto è stato proposto alla
valutazione CEE, di fatto la Comunità Europea è stata invitata a prendere atto
non solo delle esigenze produttive del settore ma del fatto che l’agricoltura
rappresenta un bene collettivo da salvaguardare, in particolare l’agricoltura
in prossimità dei grandi centri urbanizzati perchè le forti pressioni
edificatorie ne compromettono l’esistenza. La richiesta era di considerare
anche le aree agricole urbane e periurbane come “aree sensibili”. Fino a quel
momento la CEE considerava aree sensibili solo le aree di montagna perché
soggette allo spopolamento per mancanza di economia. E’ nata così la “Carta dell’agricoltura
europea periurbana”, che consente di rendere queste aree oggetto di specifiche
politiche e dunque destinatarie di risorse economiche e speciali canali di
finanziamento.
Il “Piano di settore
agricolo” provinciale è un potente strumento normativo, non più solo un insieme
di regole vincolistiche; deve perseguire due obiettivi fondamentali:
1°- sostenibilità
delle produzioni agricole: un’azienda agricola che contenga gli inquinanti,
pratichi la forestazione di ripe, definisca il paesaggio agrario con confini
boscati, ecc., seguendo piani agro-ambientali, può accedere a finanziamenti CEE
proprio perché esercita un servizio alla collettività percepito e apprezzato
dai cittadini;
2°- fruizione del
parco: la fruibilità consente la percezione da parte dei cittadini del concetto
di parco, la percezione del parco agricolo come un bene collettivo, la
conoscenza delle aziende e dei loro prodotti. Il “Piano di settore agricolo” si
affianca quindi a strumenti quali il Piano delle acque, il Piano della salvaguardia
degli edifici storici, il Piano. di salvaguardia delle cascine, ecc. ecc..
La Regione Lombardia
con il “Progetto speciale Agricoltura” ha erogato al Parco Sud Milano 200.000
Euro per il progetto intitolato “Farsi conoscere nel parco”, che consente alle
aziende del parco di farsi conoscere in Milano; è stato creato il “Centro
aziende agrituristiche del Parco Sud Milano” che consente di concentrare la
vendita di prodotti, far conoscere la multifunzionalità delle aziende e la
varietà delle offerte: centri di terapie varie, ristorazione, ricezione,
terapie sociali, vendita diretta dei prodotti, asilo in cascina, attività di
visite didattiche, rapporto con i consumatori attraverso la raccolta diretta;
altro progetto è la cosiddetta “filiera corta” che consente di ridurre il costo
energetico e di smaltimento rifiuti grazie alla vicinanza
produttore-consumatore; sperimentazione in atto con le mense scolastiche e
aziendali locali.
verde: acquisizione – riqualificazione –
quali soggetti – quali risorse
Il PGT di Bergamo prevede un articolato sistema di
compensazione per rendere di proprietà pubblica tutte le aree individuate dal
sistema del verde e assoggettarle a una progettazione unitaria grazie alla sua
individuazione come ambito.
Corre l’obbligo di sottolineare alcuni rischi che tale
sistema comporta:
- avallare il concetto che il suolo abbia
sempre, di diritto, un prioritario valore economico in quanto edificabile e che
l’interesse della proprietà sia sempre e comunque prioritario rispetto al bene
collettivo. Nessuna legge e nessuna norma lo dice;
- il sistema di compensazione ipotizzato
rischia di funzionare a senso unico: ovvero che “plani” la gran parte delle
volumetrie a compensazione quando ancora non si è completata neppure la
demanializzazione dell’intera area. E’ l’effetto “macchia di leopardo”;
- lo strumento dell’espropriazione per
pubblica utilità, previsto dalla L.R.12, appare introdotto solo come rimedio
ultimo per garantire il completamento della demanializzazione delle aree che
rientrano in tale ambito: col rischio che tale operazione non si possa mai
concludere e di conseguenza il sistema del verde rimanga lettera morta.
A nostro
avviso si dovrebbe ribaltare la priorità: l’amministrazione si garantisca la
proprietà di un forte nucleo di aree individuate tramite il progetto
dell’ambito “sistema verde”, recuperando i fondi prevalentemente attraverso la
partecipazione ai vari bandi di riqualificazione delle aree verdi che l’Unione
Europea e la Regione
Lombardia hanno attivato; e solo di conseguenza individui le
aree residue che possono essere destinate alla compensazione.
verde: struttura di gestione – quale
partecipazione
L’ambito “sistema del verde” a nostro avviso dovrebbe essere
oggetto di progettazione contestualmente alla redazione del PGT.
Lo strumento potrebbe essere quello del “bilancio
partecipativo”; i soggetti chiamati a collaborare dovrebbero comprendere anche
rappresentanti di associazioni ambientaliste, circoscrizioni, comitati locali,
agricoltori.
4 il masterplan di Porta
Sud
Porta Sud è indubbiamente il settore urbano più
problematico e potenzialmente più rilevante della città di Bergamo.
L’operazione trasformativa in corso di definizione ha un valore enorme tanto
che viene presentata come soglia determinante nella storia della nostra città.
Porta Sud sarà il terzo centro della Bergamo del terzo millennio, dopo Città
Alta e il centro piacentiniano, la città della nuova economia a scala metropolitana
legata alle trasformazioni del mercato globale e alla realtà ormai consolidata
dell’aeroporto di Orio al Serio.
In questo scenario il tema primo su cui riflettere è come
governare al meglio la trasformazione attuando politiche che inneschino processi
virtuosi con ricadute di ricchezza e qualità allargate all’insieme dei
cittadini, evitando approcci speculativi che privilegino l’interesse e
l’arricchimento di pochi. Soprattutto, impedendo l’instaurarsi di processi di
criticità e peggioramento del livello attuale della vita e della qualità urbana
che non solo non distribuiscono in senso lato ricchezza ma, al contrario,
generano impoverimento collettivo.
Le macro-problematiche a cui ancor oggi ancora si deve dare
una adeguata e ragionevole risposta progettuale possono essere sintetizzate in
tre punti:
- la risoluzione della cesura urbana provocata dalle linee e dallo scalo merci della
ferrovia;
- la rifunzionalizzazione dello scalo dismesso, il suo ridisegno complessivo con
la conseguente definizione delle relazioni con i tessuti edificati, gli spazi
aperti e la rete della mobilità dei contesti limitrofi;
- la riqualificazione dei complessi produttivi dismessi che si dislocano nelle adiacenze
delle aree ferroviarie.
Da queste tre grandi problematiche discende la sequenza di
temi, molteplici e di varia natura, sui quali si sofferma l’analisi esposta nei
capitoli seguenti, la quale propone una sintetica valutazione critica
dei punti maggiormente problematici che emergono dal masterplan a oggi
presentato. Gli argomenti sono suddivisi in quattro capitoli e le
argomentazioni spesso richiamano i contenuti del documento denominato
<RIFLESSIONI A SEGUITO DELL’INCONTRO AVVENUTO CON IL PRESIDENTE DI PORTA
SUD>, presentato dalle Associazioni Ambientaliste alla Società di Trasformazione
Urbana in data 27 marzo 2006.
metodo, progetto, partecipazione
Ogni intervento, in contesti simili a Porta Sud, va
calibrato, verificato rispetto a un equilibrio complessivo, ambientale e
paesaggistico e antropico, con l’obiettivo di ricucire e riequilibrare le
disfunzioni (evidenti e deprecabili) di un passato legato a logiche puramente
espansive e quantitative. La città attuale richiede governo, anche forte
e determinato, secondo una capacità di mediazione finalizzata all’esaltazione
e
al progetto dello spazio pubblico e della sua qualità. L’interesse privato deve
essere in tutto questo il partner fondamentale delle strategie di chi è
preposto al governo in nome dell’interesse pubblico, e non può comunque
sostituirsi a esso nella definizione degli obiettivi e delle strategie.
1) la
città debole e la città forte
Nel masterplan il tema dello
sviluppo a sud della ferrovia viene affrontato in modo radicalmente diverso da
quello configurato nel PRG vigente, i cui progettisti Secchi/Gandolfi avevano
immaginato una parte di città costruita per “punti notevoli” generati dalla
presenza di funzioni “forti”, - il teatro, il mercato, il tribunale… - ad alto
interesse collettivo e quindi di per sé capaci di generare “centralità” e di
qualificare lo spazio con la loro presenza pubblica e attrattiva. Il nuovo
masterplan fa invece riferimento a un modello di città diversa, basato sulla
definizione di una griglia di strade ortogonali e di isolati rettangolari,
all’interno della quale possa essere organizzata la crescita secondo un
processo temporalmente esteso, con edifici destinati a funzioni genericamente
rientranti nel settore del terziario e commerciale, con margini di elasticità
sufficienti a seguire le richieste e gli andamenti variabili del mercato.
Prendendo in prestito i termini del
dibattito che ha caratterizzato il pensiero filosofico del secolo scorso, si
può dire che nel decennio che separa il PRG Secchi/Gandolfi dal masterplan di
Porta Sud si è passati dall’idea di una città “forte” a quella di una città
“debole”: quindi elastica, disponibile a diversi assestamenti successivi,
al confronto col tempo e con la variabilità delle ipotesi e delle economie.
La città “debole” della griglia di
isolati ha alle spalle una lunga casistica di esempi che nel corso dei secoli
hanno generato tessuti urbani differenti per qualità e urbanità (emblematici
sono le “iron grid” delle città americane, da Philadelphia a New York). Si può
immaginare uno scenario simile per una città e della cultura italiana di questo
periodo, in cui il tema centrale è quello del territorio come bene scarso e
prezioso, nel quale è necessario portare qualità e non quantità?
La città che deve nascere a Porta
Sud è quella dove lo spazio pubblico ha una forte identità: il progetto piacentiniano
per il centro di Bergamo bassa, tanto citato nella presentazione del masterplan
di Porta Sud, è un esempio ben riuscito di disegno pubblico della forma di un
pezzo di città, basato sull’attenta lettura dell’esistente e quindi capace di
portare
a compimento un processo stratificato di funzioni e significati e con esso la
costruzione di un’identità radicata nel Genius loci: in quanto tale rientra
nell’illustre tradizione dell’urbanistica otto-novecentesca contrapposta a
quella non disegnata, dispersa e nebulosa della periferia di molte città.
Il tracciato di strade ortogonali
come principio meramente e minimamente garante del funzionamento
trasportistico-distributivo, senza criteri di forma definita e di qualità delle
funzioni insediate, è il modello che ha generato le peggiori periferie della
città negli ultimi due secoli.
E’ categoricamente da evitare che il
nuovo centro diventi l’espressione opaca del nuovo laissez faire
globalizzato, immagine omologata che cancella le differenze e i paesaggi locali,
nascondendo le notevoli volumetrie previste come “prezzo indispensabile” per la
valorizzazione dell’area ferroviaria dietro rendering di trasparenze e
immaterialità colorati con i toni del verde e della terra.
2) partecipazione
e attuazione
Il concetto della partecipazione
è ormai divenuto parte fondamentale di ogni processo pianificatorio che regoli
la modifica futura della città e del territorio urbanizzato. Come stabilito
dalla legge regionale 12/05, il coinvolgimento dei cittadini, delle
associazioni e di tutti i soggetti interessati a esprimere un proprio
contributo, critico o propositivo, deve essere fatto convogliare all’interno
delle scelte di costruzione delle scelte di pianificazione che hanno una
ricaduta significativa nella realtà urbana. Ciò dovrebbe valere ancor di più
riguardo a piani e strategie di progetto che, come nel caso di Porta Sud,
delineano trasformazioni urbane di larga portata.
Ai punti n. 1 e 2 delle citate
<Riflessioni> veniva auspicata l’assunzione di un metodo di
progettazione condivisa e allargata ai vari soggetti portatori di interessi
e di contenuti presenti nel territorio cittadino, attivando da subito un
corretto ed esaustivo processo di informazione.
Nella consapevolezza di quanto
potesse essere importante un dialogo costruttivo e continuo con la
cittadinanza, e in particolare con le associazioni portatrici di interessi
comuni, nello stesso documento si chiedeva apertamente alla Società
Porta Sud di attuare (a partire dal marzo 2006) sistemi di trasmissione dei
dati e di comunicazione dei livelli via via conseguiti nella progettazione […],
auspicando, inoltre, che la variante urbanistica per l’area in oggetto
potesse crescere in stretto coordinamento con il PGT, e non in una logica di
svolgimento parallelo e autonomo.
E’ preoccupante constatare che,
contrariamente agli auspici sopra rievocati, il masterplan e le scelte alla
base delle strategie di Porta Sud siano avvenute con la totale esclusione
dell’ascolto delle esigenze della città e di qualsiasi processo di partecipazione.
La Società “privata” che si trova a gestire il futuro dell’area strategicamente
più rilevante della città ha volutamente escluso l’interlocuzione con i
residenti dei quartieri limitrofi e con il resto della comunità bergamasca.
Lo studio e lo sviluppo del progetto
di Porta Sud sono avvenuti secondo logiche e strategie interne alla stessa
società ed esterne all’iter del PGT: i pochi e sporadici confronti che sono
avvenuti fra il progetto e il piano non possono di certo essere considerati
come lo stretto coordinamento fra i due processi in corso di svolgimento.
Senza entrare nel merito di una
questione che meriterebbe un approfondimento specifico, dalla pochezza dei dati
che emerge dalla presentazione del masterplan non è dato di sapere se gli studi
e le analisi condotte entro il Piano dei Servizi del PGT siano stati assunti
per la definizione dei contenuti dello stesso masterplan.
La medesima logica di disgiunzione
fra il progetto e pianificazione comunale riguarderà evidentemente anche il
futuro iter di attuazione dello stesso comparto, il quale sarà portato avanti
ricorrendo a strumenti “separati”, quali l’Accordo di Programma e il Programma
Integrato d’Intervento avulsi dal PGT. Ciò è inaccettabile, data l’importanza
del comparto in oggetto, e prefigura preoccupanti scenari di collisione fra le
scelte di Porta Sud e le logiche pianificatorie generali.
Gli strumenti di contrattazione
pubblico/privato - quali i Programmi Integrati d’Intervento e gli Accordi di
Programma - sono purtroppo diventati la principale modalità di attuazione di
interventi di riqualificazione/espansione di grande peso urbano. Ma i risultati
progettuali fondati su tali strumenti sono spesso discutibili e oggetto di
contestazione pubblica, perchè nascono sistematicamente da un processo
riservato di contrattazione separata.
Con quale legittimità questi
interventi non si sottopongono al giudizio della città e dell’opinione
pubblica? Se le parole della politica avanzano la necessità di valorizzare il
confronto e di favorire la qualità degli interventi, i fatti degli interventi
privati dimostrano esattamente il contrario. Di recente l’Authority sui
lavori pubblici si è espressa a favore di una norma che ribadisce la
necessità di considerare le opere private di trasformazione urbana come opere
pubbliche. Se ciò fosse effettivamente attuato, unitamente allo strumento del
concorso
di architettura, ciò costituirebbe un processo trasparente in grado di dare
minime garanzie di qualità architettonica e urbana di cui il nostro paese ha bisogno.
Il PGT in via di formazione dovrebbe
recepire l’obbligo di sottoporre gli interventi oltre una certa scala a
procedura concorsuale, per non rischiare che si traduca anch’esso in uno
strumento di ratifica di decisioni prese in forma privata senza alcuna
condivisione pubblica.
il progetto degli spazi aperti
All’interno di un sistema urbano complesso come quello di
Porta Sud, gli spazi aperti giocano un ruolo fondamentale. La qualità del
disegno formale, dei contenuti funzionali, delle relazioni e connessioni che da
essi si possono istituire è uno dei punti più significativi sui quali
impostare la risoluzione delle problematiche del comparto in questione. In
contrapposizione alla dequalificazione dello spazio aperto della città
contemporanea, alla supremazia della mobilità automobilistica e al distacco
dell’esperienza dell’uomo dal contatto diretto con l’ambiente urbano, gli spazi
aperti devono essere concepiti come il luogo pubblico per antonomasia,
ovvero come la parte della città in cui si dovrebbe condensare la parte più
qualitativa dell’esperienza fruitiva, percettiva, motoria degli
abitanti-cittadini e degli <users> metropolitani.
1) il
disegno urbano e l’Asse Ferdinandeo
Molta parte del disegno del
masterplan poggia sulla prosecuzione della giacitura dell’Asse Ferdinandeo
(il viale Papa Giovanni XXIII), e gli spazi aperti si strutturano secondo
geometrie parallele e ortogonali a esso.
Da un punto di vista concettuale può
essere condivisibile l’assunzione del tracciato storico e fondativo della
città, assumendolo come un segno ordinatore della futura struttura urbana a sud
della ferrovia; tuttavia dall’osservazione delle rappresentazioni planimetriche
e tridimensionali del masterplan emergono notevoli perplessità, innescate
anzitutto dalle ambiguità e dall’indecisione dovute all’indeterminatezza
funzionale, formale, relazionale che scredita il proseguimento dell’asse.
Non è chiara la declinazione funzionale del
proseguimento dell’Asse: ovvero se esso sia strada automobilistica, percorso
pedonale/ciclabile, oppure se sia un futuribile sistema di trasporto pubblico.
La mancata precisazione della tipologia di mobilità non è in alcun modo
ammissibile in quanto sulla prosecuzione dell’Asse, come detto, poggia gran
parte del disegno del piano; inoltre da esso può dipendere una parte
significativa dei potenziali flussi di spostamento fra i due fronti separati
dalla ferrovia.
Inoltre pare del tutto ignorata
l’ipotesi, avanzata dal Piano Urbano della Mobilità adottato dal Comune di
Bergamo, di dotare l’area in oggetto di un sistema di trasporto meccanizzato
che leghi possibili parcheggi di interscambio esterni con l’area dell’ex scalo
ferroviario.
Non è chiaro il rapporto dell’Asse
con la futura stazione intermodale (il cui fronte sarà sull’attuale piazzale Marconi), né il
suo l’andamento altimetrico (non rappresentato nelle sezioni di
progetto) e nemmeno come venga superato lo stesso nodo per ottenere il
collegamento con l’area dell’ex scalo ferroviario dismesso e la via Gavazzeni.
Non è chiara l’interazione
dell’Asse con gli spazi aperti - verdi e pavimentati - della <città
compatta> e quali rapporti si istituiscano fra i due termini in gioco; è
invece evidente come molte presenze edificate previste nella <città
compatta> e nel <campus> mostrino una totale indifferenza del
principio insediativo nei confronti dell’Asse stesso.
L’indeterminazione del progetto fa
emergere l’arbitrarietà della prosecuzione dell’Asse Ferdinandeo oltre
il limite storico della ferrovia. La nuova traccia, oltre ad essere avulsa da
quelle precisazioni che dovrebbero invece essere i preliminari presupposti di
progetto, non riconosce il ruolo fondativo storicamente ricoperto dall’Asse
nella costruzione del centro di Bergamo bassa. L’avvilimento della
collisione/conclusione del suo tracciato con la Circonvallazione, nonché la
conseguente soluzione formale che ne sancisce il termine (il <buco> che
perfora un suolo artificiale), non è che l’epilogo che denota quanto questa
scelta del masterplan sia priva di adeguate e coerenti valutazioni progettuali.
2) le
aree verdi
Al punto n. 4 delle citate <Riflessioni> veniva auspicata la tutela del
quadrilatero di campagna residuale incluso tra il torrente Morla, le Cliniche
Gavazzeni, la Via Europa,
la Circonvallazione: sebbene esterno al perimetro di futura trasformazione,
l’area ne subirà indubbiamente i riflessi e, per tal motivo, dovrebbe essere
oggetto di concrete ipotesi di pianificazione che salvaguardino e valorizzino
la sua sopravvissuta presenza.
A seguito dell’evoluzione societaria
e progettuale di Porta Sud, il perimetro di sua competenza si è esteso sino a
comprendere le aree sopra indicate, ora incluse nel <campus> e
identificate come una delle tre “stanze verdi” previste dal PGT.
Le indicazioni di massima del
masterplan evidenziano una scansione geometrica della vasta area verde,
alternando le zone vegetali a percorsi e a <vasche di laminazione>, e
indicando la presenza di alcuni campi sportivi al centro della stessa.
Senza entrare nel merito di
indicazioni che, evidentemente, meriterebbero un approfondimento maggiore, si
sottolinea l’importanza di delineare da subito una precisazione
architettonica, funzionale, relazionale della <stanza verde> - seppur
in termini non definitivi - e ciò anche in rapporto al sistema di connessione
della
<cintura verde> prevista dal PGT, di cui è parte integrante.
Al di là delle quantità dei metri
quadrati di verde previste dal masterplan, sorge spontanea la domanda della
qualità da attribuire a tali aree, prevedendone un approfondimento che - effettivamente
e non formalmente - istituisca un progetto di confronto con la realtà
dei quartieri limitrofi, con le istanze dei cittadini, dei Comitati, delle
Circoscrizioni, delle Associazioni, con la forte presenza degli Istituti
scolastici di via Europa.
Un siffatto percorso progettuale
partecipato porterebbe a individuare il carattere specifico della <stanza
verde> e i suoi elementi di identità rispetto alle altre due aree
analoghe. Se la disponibilità di verde urbano, come più volte ricordato nel
Preliminare del PGT, costituisce una delle necessità maggiormente presenti a
Bergamo, non è possibile pensare di trovarne soddisfazione attraverso quantità
indifferenziate e decontestualizzate.
3) il
torrente Morla
La planimetria del masterplan mostra
la modifica del corso del torrente Morla, integrato dal disegno di una
serie di <vasche> che da esso si diramano verso via Europa e che si
innestano anche fra le corsie della Circonvallazione. Tali elementi acquei
dovrebbero diventare bacini di laminazione da utilizzare a supporto delle
edificazioni previste, principalmente nella zona della denominata “città
compatta”.
Sospendendo il giudizio sulla
effettiva fattibilità di una simile e delicata trasformazione del corso d’acqua
– e andando oltre l’indicazione formale che trapela dalla planimetria di
progetto – si sottolinea come l’esiguità delle informazioni allegate al
masterplan non consenta di avere alcuna notizia riguardo a ipotesi
riqualificative, di bonifica ambientale complessiva e di depurazione permanente
dell’intero corso del Morla, senza la quale risulterebbe velleitario, se
non dannoso, qualsiasi uso delle acque del torrente.
Tale previsione progettuale, senza
il supporto logico di appropriati studi di fattibilità, senza il confronto di
analisi ambientali specifiche, rischia di diventare un mero
formalismo planimetrico, privo di quel necessario sostegno scientifico che
ne costituirebbe, invece, la corretta base per la costruzione di un processo di
definizione e verifica di tutti i complessi aspetti (non ultimo quelli di
carattere economico) che una simile previsione implica.
Si ricorda che al punto n. 4
delle citate <Riflessioni>,
veniva auspicata la riqualificazione del torrente Morla, attraverso un
progetto integrale ad ampio spettro ambientale che permetterebbe la
valorizzazione della sua dimenticata presenza, il recupero dei margini naturali
e l’utilizzo ricreativo delle aree di sponda.
il progetto degli spazi edificati
Lo spazio edificato di Porta Sud determinerà la
disponibilità di vaste volumetrie residenziali, terziarie e di servizio
pubblico, collocate entro un’area strategicamente fondamentale per
l’assetto futuro di Bergamo. La disposizione dei nuovi edifici, il loro
rapporto con le aree aperte e con i percorsi della mobilità contribuirà in modo
determinante alla formazione dello spazio e del profilo urbano del futuro
centro della città. L’architettura degli edifici di Porta Sud sarà il volto
della Bergamo del terzo millennio e si relazionerà, a distanza, con le
precedenti testimonianze architettoniche del centro piacentiniano e del centro
antico.
1) le
volumetrie
Il masterplan prevede una quantità
di nuovi volumi edificati pari a 1,8 milioni di metri cubi, di cui
300.000 dedicati ai cosiddetti standard di qualità e circa 400.000 recuperati
da volumetrie esistenti da demolire. La maggior parte degli edifici si colloca
nella <città compatta>, in particolare nelle aree dell’ex scalo merci,
sul nuovo suolo artificiale e nelle aree produttive dismesse del settore
nord-orientale. Oltre a ciò, sono previste alcune edificazioni disperse nel
<campus>, lungo la
via Gavazzeni e la Circonvallazione.
L’eccessivo peso insediativo, determinato dalla quantità
volumetrica prevista, insiste su una superficie ben più limitata rispetto
all’estensione territoriale del comparto, pari a circa 850.000 mq, e ciò
determina una innegabile perplessità riguardo all’effettiva valutazione dei
riflessi che tale edificazione densa produrrà sulla parte più settentrionale
dell’area.
Se il principio insediativo
della <città compatta> risponde a un disegno a isolati, la disposizione
degli edifici lungo la
via Gavazzeni e la Circonvallazione presenta logiche di
casualità, indipendenti da precisate regole dispositive e da un attento studio
del rapporto con il contesto
Desta perplessità l’aver considerato
alcuni edifici pubblici all’interno degli standard di qualità, come ad
esempio il Palazzo della nuova sede amministrativa e direzionale della
Provincia di Bergamo.
Lo stesso edificio dell’Ente
provinciale, peraltro, presenta un volume di accentuata altezza, il cui
sviluppo verticale è giustificato dalla volontà di non occupare il suolo urbano
e di impiegarlo per la realizzazione del parco urbano limitrofo.
Come risulta dagli elaborati di
progetto, l’oggetto verticale dimostra l’attitudine a diventare un <un
landmark> dell’intera area ma, nonostante il suo ruolo, è inserito in una
delle parti del masterplan dal disegno più incerto e, soprattutto, non ha alcun
rapporto con la prosecuzione dell’Asse Ferdinandeo.
Molta perplessità è inoltre generata
dal mancato progetto di riuso di alcune testimonianze di archeologia
industriale, presenti nell’area dello scalo e delle ex industrie limitrofe,
sottoposte a una operazione di autentica catarsi urbana.
Gli effetti della demolizione della quasi
totalità degli edifici esistenti a nord della ferrovia determinerà peraltro l’isolamento
della stazione delle autolinee SAB (unico sopravvissuto, in quanto
sottoposto a vincolo architettonico), il quale nella planimetria del masterplan
galleggia nella vacuità di un imprecisato rettangolo verde.
2) il
contesto esistente
Dai rendering che simulano
prospettive a volo d’uccello emergono imprecisioni ed errori di
rappresentazione del contesto esistente, i quali denotano una
ingiustificata superficialità nella definizione dei volumi e degli spazi aperti
contestuali, che dovrebbero essere invece molto considerati in una logica
progettuale adeguatamente sensibile all’esistente.
Tale carenza è particolarmente
evidente nelle aree a nord della ferrovia, in cui la superstite stazione delle
autolinee non è rappresentata nel rendering a volo d’uccello, così come sono
erroneamente indicati i volumi all’incrocio fra la via Bono e il Viale Papa
Giovanni XXIII (inclusa l’attuale stazione autolinee).
Fra i disegni di progetto non sono
presenti prospettive/rendering con punto di vista alla quota del suolo. Ciò non
consente, ad esempio, di comprendere e valutare l’impatto visivo dei nuovi
volumi rispetto ai tessuti esistenti e allo spazio aperto della città.
Un piano urbano di tale complessità,
in grado di incidere fortemente sull’intero assetto di Bergamo, dovrebbe essere
accompagnato da studi specifici sulla percezione, effettuati considerando coni
a visuale fissa, negli spazi aperti pedonali, e coni a visuale dinamica cinetica
lungo le strade di scorrimento
il progetto degli spazi
infrastrutturali
Il tema
delle infrastrutture della mobilità gioca un ruolo fondamentale all’interno del
progetto Porta Sud, in quanto in esso è prevista la localizzazione del nodo
intermodale che dovrebbe ridefinire in modo sistemico il funzionamento dei
terminali fondamentali delle reti di trasporto ferroviario, tranviario e anche
delle autolinee. Il perimetro di competenza di Porta Sud comprende le tre
stazioni attuali (FS, TEB, SAB, etc.), definisce la posizione del nodo di
scambio (nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria), ridisegna alcune
arterie stradali, prevede la nuova linea ferroviaria di connessione con
l’aeroporto di Orio al Serio. Pertanto è logico supporre che lo scenario trasportistico
futuro di Bergamo verrà determinato dall’attuazione delle scelte di mobilità
che riconoscono in Porta Sud il cardine cruciale di un sistema che, ben oltre
i
limiti amministrativi del capoluogo, agirà su scala territoriale di vasta
dimensione.
1) Il
rapporto tra infrastruttura e architettura/paesaggio/ambiente
Al punto n. 4 delle citate <Riflessioni> veniva auspicato un equilibrio nel sistema della
mobilità,
sottolineando che un progetto capace di integrazione fra le varie tipologie
del trasporto - il lento ed il veloce, il pubblico ed il privato -
permetterebbe di ristabilire un bilanciamento della componente automobilistica
e di migliorare le attuali condizioni di inquinamento ambientale, mentre, il
considerare le opere infrastrutturali in quanto architetture urbane
consentirebbe di attribuire ad esse un adeguato valore estetico, da integrare
al disegno dei nuovi spazi aperti ed edificati.
Dai disegni di progetto e dalle
informazioni correlate non è chiaro il funzionamento del nodo intermodale,
ovvero, gli elaborati non consentono ci comprendere come avvenga la relazione
fra le varie parti che lo compongono.
Non è chiaro se i riflessi sulla
viabilità urbana indotti dalle nuove volumetrie previste siano stati
valutati e/o confrontati, ad esempio, con quanto previsto dal già ricordato PUM
del Comune di Bergamo né se, rispetto a quest’ultimo, siano state assunte o
negate le previsioni riguardo al sistema della viabilità generale e, in
particolare, a quanto delineato per la risoluzione di questioni specifiche,
come ad esempio il sistema dei parcheggi e dell’accessibilità, nonché del
sistema dei trasporti pubblici urbani.
Dal masterplan non emerge la
localizzazione del tracciato della nuova linea ferroviaria che, a partire
dal nodo intermodale, dovrebbe collegare l’aeroporto di Orio al Serio alla
città. A tal proposito si sottolinea la necessità di provvedere da subito a
studi specifici riguardo al rapporto della nuova linea rispetto al paesaggio
urbano attraversato.
5 il Programma Integrato d’Intervento “Largo Barozzi”
L’Accordo di Programma sottoscritto il 7/04/2000 tra il
Ministero della Sanità, la
Regione Lombardia, il Comune di Bergamo, la Provincia di
Bergamo e l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti prevedeva l’impegno da parte
dell’Azienda Ospedaliera di diminuire la quota di finanziamento richiesta alla
Regione per la costruzione del nuovo ospedale. L’Azienda Ospedaliera avrebbe
sopperito alla riduzione del finanziamento regionale tramite l’incasso
derivante dalla vendita dell’area del vecchio ospedale (141.957 mq di cui parte
edificata).
A tale scopo l’Atto integrativo all’Accordo di Programma del
6/04/2004 ha determinato la variazione delle previsioni urbanistiche su tale
area, adibita dal P.R.G. vigente a campus universitario.
Il Protocollo d’Intesa del 25/05/2004 tra Azienda
Ospedaliera, Comune di Bergamo e Università di Bergamo che prevedeva la
cessione gratuita all’Università di una superficie di 20.000 mq e una spesa
complessiva di 80 milioni di Euro (di cui 20 milioni di Euro per l’acquisto di
ulteriori 40.000 mq e 60 milioni di Euro per la ristrutturazione/costruzione
degli immobili) non ha avuto attuazione nei tempi previsti - anche perché il
Ministero della Pubblica Istruzione non ha reso disponibili i 40 milioni di
Euro che aveva promesso - ed è decaduto.
Il 03/02/2007 il Consiglio di Amministrazione
dell’Università di Bergamo ha formalmente accettato di insediare solo parte
delle sue attività in Largo Barozzi per un totale di 20.000 mq purché non debba
sostenere spese per l’acquisto.
Il 28/05/2008 l’Azienda Ospedaliera di Bergamo ha presentato
al Comune di Bergamo una proposta preliminare per la riconversione dell’area
del vecchio ospedale, proposta studiata da una società di progettazione della
Regione Lombardia.
I parlamentari Misiani, Sanga e Piffari hanno presentato lo
scorso 23 giugno un’interpellanza parlamentare per verificare le intenzioni del
Governo in merito all’elargizione del finanziamento di 40 milioni di Euro.
Senza tale finanziamento la proposta di insediare il campus universitario in
Largo Barozzi, come da previsioni del P.R.G. ancora vigente, non è
economicamente sostenibile.
Il progetto preliminare ha lo scopo di verificare la
fattibilità urbanistica/edilizia/economica dell’intervento di riconversione
dell’area di Largo Barozzi.
Se approvato dall’Amministrazione Comunale, verrà bandito -
come prevedono le norme europee - un concorso pubblico per la stesura del vero
e proprio PII, a cui seguirà la consueta procedura di approvazione a norma di
legge.
Se quindi il progetto presentato prefigura solo “idealmente”
un possibile progetto - che potrà essere modificato soprattutto per quanto
attiene le caratteristiche insediative, morfologiche e tecnico-costruttive dei
nuovi edifici – è altrettanto vero che spetta a questo progetto definire (o
meglio definirà poiché è ancora un work in progress) le destinazioni d’uso, le
nuove volumetrie e quali siano gli edifici del vecchio ospedale da demolire (è
in corso da questo punto di vista un rapporto con la Soprintendenza, essendo
l’edificio soggetto a vincolo monumentale) in modo da inserire questi parametri
e vincoli nel bando di concorso.
Entrando nello specifico dei contenuti della proposta si
avanzano le seguenti considerazioni:
1) La
scelta più indicata sarebbe senz’altro quella di destinare l’intera area a
campus universitario (prevedendo anche una quota di residenze per gli studenti)
integrato con servizi per il quartiere (asilo nido, palestra, campo sportivo,
spazi di aggregazione pubblica) e un’ampia dotazione di verde pubblico; in tal
modo si potrebbero riutilizzare le volumetrie del vecchio ospedale (con
interventi diversificati di risanamento
conservativo/ristrutturazione/demolizione e ricostruzione), inserire nel
quartiere un’importante struttura pubblica a scala urbana (e non solo, come del
resto è il caso dell’attuale ospedale), dotare il quartiere dei servizi a oggi
mancanti e soprattutto ridurre al minimo l’impatto volumetrico a favore del
verde con un indubbio vantaggio anche per la salute pubblica. Non crediamo,
inoltre, che l’insediamento del campus universitario implichi un aumento del
traffico nel quartiere (ma piuttosto una sua riduzione rispetto a una funzione
indubbiamente più “pesante” come quella dell’ospedale) e comunque andrebbe potenziato
il trasporto pubblico (per altro già esistente e sicuramente più fruito dagli
studenti piuttosto che da altri residenti). Siamo consapevoli, naturalmente,
che questa scelta può essere praticabile solo con un intervento diretto del
Ministero competente oppure anche della Regione Lombardia (a cui è delegata la
materia sanitaria), una volta conosciuta l’entità esatta dei costi per
completare il nuovo ospedale.
2) La
proposta avanzata dall’Azienda Ospedaliera e dalla Regione Lombardia prevede la
realizzazione di nuove volumetrie. Alcune di queste sono collocate in fregio
alla via XXIV Maggio (con altezze superiori agli altri edifici prospicienti la
strada) e destinate a nuova residenza, altre lungo via Innocenzo XI con la
costruzione di un edificio di 20.000 mq da destinare a Università: un edificio
lungo e molto alto che chiude il cono visivo sulla città alta e incombe sugli
edifici preesistenti. La realizzazione di questo edificio rientra negli
“standard qualitativi” e quindi non
è un reddito per l’operatore privato ma un costo da sostenere; e in questo
senso la sua costruzione non può essere invocata, a differenza delle altre
volumetrie destinate ad abitazione e quindi vendute sul mercato immobiliare,
come necessaria per incamerare fondi da destinare al completamento del nuovo
ospedale. In definitiva il Comune chiederà all’operatore privato di
costruire questo edificio che poi lo stesso Comune consegnerà all’Università.
A
nostro avviso la realizzazione di questo edificio non risolve certamente i
problemi di spazio dell’Università (cosa che invece si otterrebbe con il
campus) e costituisce un ulteriore impatto volumetrico su un comparto già
gravato dalle volumetrie residenziali. Riteniamo quindi più opportuno che non
venga costruito e al suo posto l’operatore privato si faccia piuttosto carico
della realizzazione di un parco pubblico (più ampio di quello già previsto) e
dei servizi di quartiere (asilo nido, palestra, campo sportivo, spazi di
aggregazione pubblica) dal momento che è il quartiere stesso che dovrà reggere
l’impatto del nuovo insediamento residenziale. Tanto più che già nel PII di
riconversione dell’area ex Enel lo “standard qualitativo” è individuato nel
restauro del Carmine in Città Alta, e quindi in un’opera pubblica che pur
essendo meritoria non è a diretto vantaggio del quartiere.
3) Per
quanto riguarda i servizi di quartiere, alcuni di questi (pochi) sono già
previsti nella proposta di progetto ma a nostro avviso, oltre ad essere
insufficienti (vedi punto precedente), sono mal collocati: riteniamo senz’altro
più funzionale alle esigenze del quartiere la loro collocazione verso la via XXIV
Maggio.
4) Per
quanto riguarda la dotazione di verde pubblico, la costruzione delle nuove
volumetrie è tale da ridurne la presenza a una quota marginale in rapporto alla
dimensione del comparto e alle aspettative del quartiere. Anche per questo
motivo riteniamo che le volumetrie debbano essere ridotte al minimo
indispensabile per il reperimento di fondi da destinare al completamento del
nuovo ospedale: meglio se ci fosse un finanziamento, anche parziale, ancora
della Regione o piuttosto della Provincia, che fino ad oggi ha dato un
contributo tutto sommato marginale per la realizzazione di un’opera pubblica
che ha come bacino d’utenza non solo la città ma anche la provincia
Bergamo, 10 luglio 2008
Italia Nostra Sezione di Bergamo WWF Italia Sezione locale di Bergamo
IL PRESIDENTE IL RESPONSABILE
(Arch. Serena
Longaretti) (Ing. Mario Zamboni)